Brunello...vale la pena aspettare

Quando si parla di Brunello, si entra in un territorio di circa 24 mila ettari di terreno, dove circa 1300 ettari di superficie vitata sono destinati ad una produzione di alto livello. 

 

 

 

Il Brunello di Montalcino nasce verso la fine del 1800, grazie a Clemente Santi, farmacista con la passione del vino. Le prime sperimentazioni le fece nella sua Tenuta il Greppo, ma fu grazie al nipote Ferruccio Biondi Santi che si isolò il clone del Sangiovese grosso da vinificare in purezza e in grado di dare un vino potente ma allo stesso tempo delicato.

 

Il Brunello di Montalcino è uno dei vini più amati, desiderati e ricercati, non solo in Italia ma in tutto il mondo.

 

Nasce all’interno dei confini del comune di Montalcino, un fazzoletto di terra delimitata da confini naturali, i fiumi Ombrone, Asso, Orcia e il Monte Amiata, che disegnano una forma pressoché quadrata. Qui le vigne si aprono a ventaglio tra le colline e il suolo e l’esposizione dei vigneti giocano un ruolo determinante nello stile del vino.

 

Le diverse nuance del Brunello prendono vita grazie agli improvvisi rialzi del territorio e agli avvallamenti, dove si creano una serie di microclimi in grado di rendere più affascinante il Brunello. Una traccia inconfondibile la lascia la composizione del terreno: sedimenti calcarei, ghiaie, arenarie, un intreccio di scisti argillosi (galestro), daranno sfumature diverse al Brunello.

Nel versante nord, le stagioni sono più marcate, il vento di tramontana influisce sulla temperatura, il terreno discretamente fertile, fresco e sciolto, darà un Brunello più profumato, di buon corpo con acidità e tannini pronunciati.

 

Verso sud i vigneti giacciono in una conca che li ripara dai venti. Temperature più elevate, scarsa pioggia, terreno permeabile ricco di scheletro e calcare, poco fertile, caratterizzerà un Brunello di Montalcino dalla spiccata componente alcolica.

 

Le brezze marine del versante ovest influenzano le uve con una nota salmastra, il terreno grossolano, disgregato e sassoso con presenza di argilla contraddistingue un Brunello elegante, intenso e austero, saporito e serbevole

 

Ad est, sulle terrazze che guardano al Monte Amiata, le altitudini elevate con venti che arieggiano la zona, il terreno ricco di crete miste alla sabbia e formazioni di calanchi, avremo un Brunello di Montalcino ampio, intenso, polposo e persistente, dal carattere più profondo. 

Molta della magia del Brunello di Montalcino risiede proprio in questo patchwork, per molti versi inestricabile, di terreni, altitudini, esposizioni, epoche di raccolta, letture stilistiche.

 

Il Brunello è un vino per chi sa aspettare: servono anni perché tutto il suo potenziale possa svilupparsi.

I tannini e l’acidità del Sangiovese grosso devono arrotondarsi, mescolarsi per creare un intreccio magico di sentori e raggiungere la perfezione. L’attesa sarà premiata: il Brunello di Montalcino rivelerà un bouquet ampio, con dolci note di fichi secchi, ciliegie candite, rosa rossa appassita, nocciole e cuoio, note complesse di tè, caffè, cioccolato, impreziosite da ritorni balsamici.

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