Come riconoscere un aglianico al primo sorso

January 25, 2018

Vanto della produzione campana e prodotto di punta dell’enologia lucana, l’aglianico è un vitigno a bacca rossa che ama terreni collinari vulcanici, calcarei e argillosi, insofferente al caldo e resistente al freddo.

È un vitigno scontroso: matura tardi, è difficile da coltivare e vinificare e i suoi tannini richiedono tempo per ammorbidirsi. Fortuna che la sua spiccata acidità gli permette di non avere fretta.

Spigoloso dunque fino alla fine, fino al bicchiere.

Ma com’è un bicchiere di aglianico che si rispetti?

Il suo biglietto da visita è un tessuto consistente color rosso rubino intenso tendente al granato, fino a virare sull’aranciato con il passare degli anni.

 

Nel Vulture invece, territorio vulcanico meno ricco di argilla, la fittezza della trama lascia spazio ad un’elegante trasparenza.

 

Se avvicinate il naso al bicchiere sentirete fiori e frutti maturi e avvolgenti, viole e amarene, more e prugne quasi in confettura. Sentori speziati di pepe, chiodi di garofano, liquirizia, tabacco, radici e cannella sono sempre presenti, retaggio di lente maturazioni e lunghi affinamenti. Anche una nota fresca e mentolata accompagna un aglianico ben fatto. Cacao e cuoio, infine, forniscono indizi su un’eventuale passaggio in barrique.

 

In bocca stupiscono immediatamente la struttura robusta e l’astringenza pronunciata. La componente alcolica è di grande spessore e l’acidità è sferzante nonostante le lunghe maturazioni in legno a cui è sottoposto per domarne il carattere spigoloso. Coerentemente al naso, al palato tornano gli aromi fruttati di prugne, amarene e more. Lungo e avvolgente, è un vino asciutto, corposo e strutturato che, nelle sue migliori espressioni, sfoggia l’intensità e la persistenza dei grandi vini.

Un vino da attendere per qualche anno, però, affinché si mostri in tutta la sua eleganza evoluta e ricca di profumi.

Non aspettatevi che la maturità gli abbia tolto vigore. È solo meno ribelle!

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