Come riconoscere una Malvasia delle Lipari al primo sorso

January 14, 2019

 

A nord di Messina, là dove leggenda vuole che Eolo, Dio greco del vento, abbia preso dimora, si trovano le sette isole che compongono l'arcipelago delle Eolie o Lipari: Vulcano, Salina, Lipari, Stromboli, Panarea, Filicudi e Alicudi.

 

Qui, su scuri terreni vulcanici che degradano a picco sul mare, nasce uno dei vini dolci più rinomati al mondo: la Malvasia delle Lipari.

Tra i primi vini siciliani a ricevere la Denominazione di Origine Controllata nel 1974, la Malvasia delle Lipari oggi presenta un rigido disciplinare che stabilisce i terreni migliori in cui coltivare le uve, bassissime rese per ettaro e prevede l'utilizzo dell'omonimo vitigno Malvasia per un massimo del 95% e per il restante 5% l'utilizzo di uva Corinto Nero.

 

Potete bere una Malvasia delle Lipari in versione bianco secco, passito o liquoroso; tre tipologie tanto diverse tra loro ma con un fil rouge chiaro all'assaggio: la grande sapidità e gli inconfondibili aromi di macchia mediterranea.

 

Come riconoscere una Malvasia delle Lipari al primo sorso?

 

La tipologia più comune e più apprezzata è sicuramente quella passita, anche denominata "dolce naturale", poiché le uve  subiscono un appassimento naturale, ovvero vengono raccolte surmature e poi vengono lasciate al sole per 10-20 giorni.

Nelle migliori interpretazioni vi troverete davanti a un vino intenso nei profumi e nel gusto: brillante nel bicchiere nel suo giallo dorato con riflessi ambra, sprigiona profumi dolci di miele di zagara, albicocche disidratate, arricchite da una nota balsamica che ricorda l'eucalipto e dai tipici sentori iodati.

All'assaggio è un'esplosione di sapidità e dolcezza: tutta la mineralità dei suoli vulcanici e del mare sorregge perfettamente il tenore zuccherino, regalando un assaggio mai stucchevole.

Un vino perfetto da abbinare ai tipici dolci secchi a base di pasta di mandorle della tradizione siciliana.

 

Già nel 1890 Guy de Maupassant nella sua opera La vita errante descrive l’isola di Salina cogliendo i segreti del suo vino: 

"Mentre tornavo, avevo scoperto dalla barca un’isola nascosta dietro Lipari. Il battelliere la chiamò Salina. Lì si produce il vino di Malvasia. Volli bere una bottiglia del celebre vino…è proprio il vino dei vulcani, denso, zuccherato, dorato…"

 

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