Do you speak wine? L’Inghilterra alla conquista del vino

September 10, 2017

Do you speak wine?

 

Che il mondo del vino parlasse inglese lo sapevamo già, ma che l’Inghilterra puntasse a conquistarlo con le sue bollicine è una notizia che ci lascia increduli.

 

Non più di una decina di anni fa sarebbe stato impensabile confezionare una champagnotta in una cassa decorata con la Union Jack, ma pare che i mercati stiano mostrando un interesse crescente nella produzione vinicola inglese, in base a quanto riportato da un articolo pubblicato il mese scorso dalla BBC.

 

 

Complici di questo piccolo miracolo il cambiamento climatico e la deregulation dell’UE che fanno sì che la vite possa ormai essere impiantata e coltivata in un numero sempre crescente di territori. E anche Germania del nord, Danimarca, Olanda e Polonia sono sul piede di guerra.

Una rivoluzione che non è soltanto figlia del global warming, ma anche di siccità prolungate e piogge violente che hanno destituito il 50° parallelo dal suo ruolo di confine estremo tra chi può fare viticoltura e chi no.

Ormai il clima inglese non sembra più essere una minaccia alla produzione vinicola.

I problemi sono altrove: alti costi di impianto e pochi terreni adatti alla coltivazione della vite, tutti concentrati nelle zone meridionali dell’isola.

 

Ostacoli non insormontabili, se si pensa che il settore è in forte espansione.

Le vendite sono arrivate alla soglia record di 130 mln di sterline nel 2015, con 4,5 milioni di bottiglie prodotte ed un export di 250 mila bottiglie in forte crescita.

 

Le bollicine inglesi, che rappresentano il 66% della produzione enologica, hanno ormai conquistato 27 mercati e gli obiettivi sono impegnativi: 2,5 milioni di bottiglie da esportare entro il 2020, grazie anche all’espansione dei territori vitati che al momento si assestano a 1.900 ettari suddivisi tra 135 aziende.

C’è un malcelato entusiasmo tra gli operatori inglesi, ma Frazer Thompson, CEO dell’azienda vinicola Chapel Down che esporta vini spumanti, invita il settore ad un maggiore realismo e ricorda che “la Francia ha impiegato 350 anni per esportare la metà della sua produzione di Champagne”. Occorre investire sul marketing, prosegue, e far percepire l’Inghilterra come un produttore di eccellenza enogastronomica, così come la Francia e l’Italia.

 

La ricetta di Bob Lindo, fondatore dell’azienda vinicola Camel Valley in Cornovaglia, è invece quella di penetrare mercati che amano il vino ma non hanno produzioni vinicole domestiche come il Giappone, la Cina o vaste aree degli USA.

 

Strategie a parte e nonostante i punteggi di tutto rispetto per gli spumanti delle “maison” Nyetimber, Hattingley e Camel Valley, i critici sono tuttora scettici sulla bontà e sulla riuscita delle bollicine della regina.

 

Noi sospendiamo il giudizio: only time will tell.

 

 

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