L'Etna Rosso

December 10, 2017

Uno dei matrimoni perfetti dell'enologia italiana è quello tra il Nerello Mascalese e l’Etna: “a Muntagna”, con la emme maiuscola a sottolineare il rispetto, il timore e la soggezione nei confronti del vulcano da parte dei catanesi.

 

I terreni vulcanici estremamente eterogenei dell'Etna combinati con altitudini fino a 1000 metri sopra il livello del mare, aiutano a produrre Etna Rosso, un vino dall'immenso carattere e dalla grande complessità.

Come da disciplinare l’Etna Rosso si produce con Nerello Mascalese, per non meno dell’80%, vitigno che prende il nome dalla Piana di Mascali (dove si pensa abbia avuto origine) assumendo una valenza espressiva di notevole riguardo grazie all’imprinting del terroir lavico-alcalino. Per il restante 20% può essere aggiunto il Nerello Cappuccio (o Mantellato).

 

Cosa rende l’Etna Rosso così speciale? 

 

Una combinazione di tre fattori: un clima montano in una terra mediterranea, con escursioni termiche tra il giorno e la notte (anche di oltre dieci gradi) che favoriscono la maturazione fenolica delle uve; terreni vulcanici, con strati di diverse origini geologiche e comprendenti non meno di 46 diversi tipi di lava che aiutano o produrre vini con immenso carattere e complessità; la predominanza di viti pre-fillosseriche che danno vini con una maggiore concentrazione di profumi con tannini morbidi e setosi.

 

L’Etna rosso è spesso paragonato ai Pinot Nero della Borgogna, sia per la stessa aggraziata capacità di invecchiamento, sia per il colore mediamente trasperante: un indice di antociani totali medio-bassi  (in particolare la mancanza di un tipo di antociani, detti acilati).

Insieme al Piemonte, l'Etna è l'unica grande area di vigneti in Italia fortemente associata a particolari cru (ancora una volta, come la Borgogna). 

Nell'Etna queste zone sono conosciute come "contrade", ovvero territori dalle limitate dimensioni dove le colate laviche di epoche diverse, hanno dato luogo a terreni diversissimi.

Ne fanno parte tre comuni: Linguaglossa, Castiglione di Sicilia e Randazzo, tutti posti lungo le pendici del versante nord della montagna.

 

Linguaglossa come una sorta di spartiacque ideale, fa sentire la sua voce più intransigente: da qui in su niente più argille nei terreni e vini tendenzialmente più sottili, meno immediati, più austeri.

 

Il Nerello Mascalese, a pochi metri di distanza, è in grado di dare un Etna Rosso dalle caratteristiche diverse. In contrada Guardiola, i risultati sono vini austeri e strutturati; a Feudo di Mezzo, vini molto maturi dai tannini soavi e bouquet avvolgenti; a Rampante l’Etna Rosso ha purezza, acidità, grande levità e durevolezza; a Porcaria i vini sono “lussuosi”, dal corpo esotico e dai profumi che cambiano continuamente.

L’Etna Rosso, dal colore rosso rubino e sfumature granate con l’invecchiamento, ha profumi ampi di frutta: ciliegia o una bacca rossa acida come il ribes; con gli anni  le sfumature aromatiche sono di frutta rossa matura, spezia dolce, marzapane, note erbacee e un sottofondo affumicato, catrame, cenere, polvere pirica, macchia mediterranea, tannini mai invadenti.

 

L’Etna Rosso è un vino di grande equilibrio, con una freschezza intrinseca e una persistenza finale lunga giocata su ritorni di grafite. Talvolta è paragonato al Barolo per il suo grande corpo e austerità. 

Grazie proprio al gioco delle analogie e delle differenze, l’Etna Rosso comincia a ritagliarsi in questi anni un suo pubblico di aficionados: la speranza, ovviamente, è che questa istintiva simpatia per i vini etnei possa articolarsi in consuetudine.

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