Il Primitivo in 10 righe

November 30, 2017

Rosso rubino intenso che assume sfumature violacee ed arancioni con l’invecchiamento. Generoso di sentori speziati, frutti di bosco e tabacco con un sapore pieno, gradevole e spesso vellutato. Il Primitivo, che deriva il suo nome dalla precocità della sua maturazione, è un vino franco, come la Puglia di cui è quasi un simbolo. Allevato pittorescamente ad alberello, ama il mare e la macchia mediterranea.

 

 

Di origini probabilmente croate, ha trovato nella Murgia e nella provincia di Taranto il suo habitat d’elezione, anche grazie all’intervento meticoloso dei monaci benedettini e basiliani del territorio di Gioia del Colle che nel medioevo preservarono tale vitigno dall’oblio. A metà Ottocento il Primitivo, in cerca di fortuna, emigra in California, dove si fa chiamare Zinfandel.

 

La sua alta produttività, il corpo e l’intensità dei suoi vini hanno fatto sì che in passato fosse utilizzato soprattutto come prodotto da taglio. Il suo Rinascimento è avvenuto solo recentemente, grazie a vignaioli intraprendenti che hanno saputo ridurre le rese, riconvertire le vigne a forme di allevamento tradizionali e sfruttare le moderne tecnologie di vinificazione; fino ad ottenere la DOC come Primitivo di Manduria nel 1974.

Un vino strettamente legato ad un territorio, la Puglia, e alla sua gastronomia fatta di salumi e formaggi stagionati, paste con i sughi di carne, arrosti e grigliate ma anche zuppe semplici e corpose cui si abbina alla perfezione.

Per una volta, però, concedete un po’ di fiducia ai bevitori d’oltreoceano e trattatelo come un vino da meditazione.

 

 

 

 

Share on Facebook
Share on Twitter
Please reload

Post in evidenza

Quando l'etichetta è pop. Quattro etichette creative (secondo noi)

February 6, 2019

1/10
Please reload

Post recenti