L'identikit del vignaiolo biodinamico in 10 punti

January 21, 2019

Il 12 Gennaio scorso si è svolta a Palermo la manifestazione NOT, una rassegna di vini Bio con un ospite d’eccezione: Nicolas Joly, padre della viticoltura biodinamica.

 

L’attenzione su questo argomento è in continua crescita. Il vino biologico è ormai un vero e proprio trend di mercato che ha visto, in Italia,  aumentare le vendite di vino bio del 45% nel solo 2018.

 

Ma, laddove siamo abituati a parlare di biologico nell'agrolaimentare e conosciamo meglio ciò che regolamenta i prodotti Bio, siamo sicuri di sapere cosa sia davvero la biodinamica?

 

Non è facile orientarsi e spesso gli appassionati di vino ci chiedono quali siano le pratiche agricole ed i princìpi che un viticoltore deve seguire per potersi definire biodinamico.

 

Stiliamo l'dentikit del vignaiolo biodinamico in 10 punti:

 

1. Interferisce il meno possibile con il ciclo di vita dei vigneti. Una volta ristabilito l’equilibrio del rapporto territorio-pianta-uomo, infatti, la vigna dovrebbe produrre uve di qualità pronte per la trasformazione in vino

 

2. Usa del corno letame. Il corno verrà riempito di sterco di vacca in autunno e sotterrato. Il suo contenuto verrà ripreso in primavera, diluito in acqua in proporzione determinata e poi usato per bagnare radici e sementi.

 

3. Pratica il sovescio. Il vignaiolo sceglie di seminare tra i filari del vigneto un mix di erbe (come erba medica, trifoglio, orzo o legumi ad esempio) che, una volta cresciute,saranno trinciate sul posto e reinterrate.

 

4. Semina seguendo il calendario lunare di Maria Thun.

 

5. Effettua la potatura, che è una pratica violenta ed invasiva, nell’ultimo quarto di luna calante.

 

6. Ara il terreno senza mezzi meccanici, con cavalli o buoi.

 

7. Costruisce intorno alla vigna un microambiente fatto di alberi, piante e specchi d’acqua su cui farà nidificare uccelli utili al contenimento di insetti potenzialmente nocivi. Esempio perfetto di questo è Josko Gravner, le cui vigne sono circondate da alberi e piccoli stagni.

 

8.Utilizza per la difesa della vigna dai funghi che attaccano la pianta solo prodotti di copertura che vengono poi dilavati con le piogge, e fitosanitari.

 

9. Avvia la fermentazione del mosto con i soli lieviti autoctoni, cioè presenti naturalmente sugli acini (invece di acquistare preparati di lieviti selezionati) cosa che dovrebbe rendere il vino unico nelle sue caratteristiche.

 

10. Utilizza l’aria come supporto alla vinificazione. Angiolino Maule, allievo “eretico” di Gravner, ad esempio, ha elaborato una pompa con tre aperture che consente il maggior contatto possibile del mosto con l’aria durante le operazioni di vinificazione.

Tante regole ferree quindi, che potrebbero sembrare anti-progresso.

Eppure Gravner, discusso produttore di vini biodinamici si dice favorevole a tutto il progresso tecnologico possibile. Solo che, avverte, “Il vino, a differenza del computer, finisce nello stomaco”!

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