Non so perché, ma funziona. La biodinamica è solo stregoneria?

October 29, 2017

Cornoletame, cornosilice, camomilla, tarassaco, ortica. Rimedi miracolosi per vigne asfittiche secondo i sostenitori della biodinamica, preparati dal tenore esoterico per i detrattori e per la comunità scientifica. Sta di fatto che i vini biodinamici hanno ormai conquistato una nicchia - sempre meno nicchia - di mercato di tutto rispetto e gli encomi degli esperti.

 

La biodinamica viene considerata, dai suoi seguaci, un approccio olistico all’agricoltura.

L’azienda agricola è un organismo immerso in un più ampio schema di influssi cosmici. Nessun pesticida o fertilizzante chimico sono ammessi o necessari, solo specifici “preparati” usati sui terreni e sulle piante per stimolare il suolo e curare la salute delle piante e la loro qualità. I più chiacchierati tra tutti il 502 (vescica di cervo maschio riempita con fiori di achillea millefolium), il 505 (teschio di un animale contenente corteccia di quercia macinata) e, dulcis in fundo, il preparato 500, comunemente noto come cornoletame. Letame introdotto in corni di vacca che viene interrato per circa sei mesi, quindi dissotterrato, diluito in acqua e irrorato sui terreni. E tutte queste alchimie condotte, a seconda del composto, in specifici periodi dell’anno e seguendo le fasi lunari.

 

 

L’inventore di tutto questo fu il filosofo Rudolf Steiner, che espose i principi della biodinamica nel corso di sette lezioni tenute a Kobierzyce, piccola cittadina della Polonia, nel mese di giugno del 1924. L’intenzione di tali conferenze era quella di istruire gli agricoltori su come rivitalizzare e armonizzare i processi nel suolo. E proprio nella sua quarta lezione spiegò che le vacche erano dotate di corna perché attraverso queste inviavano al proprio interno le forze eteriche e astrali cosmiche dell’ambiente in cui vivevano. Tali energie, penetrando all’interno del sistema digerente, influenzavano la composizione del letame che, restituito nel terreno, arricchiva quest’ultimo di forze spirituali, rendendolo fertile. 

 

Poco esperto in tecniche agrarie e di tutt’altro mestiere, Steiner è riuscito a fondare una sorta di religione che vanta ormai seguaci in tutto il mondo. In Italia sono circa 400 le aziende certificate come biodinamiche, la Francia dei pesticidi si è convertita alla biodinamica e anche oltreoceano gli adepti aumentano velocemente.

Terreni più fertili, uve più sane e vini spesso più buoni. Sembra funzionare, ma perché funzioni pare non lo sappia nessuno. I coltivatori biodinamici rispondono allo scetticismo imperante trincerandosi dietro la qualità dei loro vini, quasi a far parlare i prodotti invece che i loro metodi. Lo stesso Steiner non sviluppò le sue tecniche agricole attraverso la metodologia scientifica, dichiarando che i suoi metodi afferivano alla sfera spirituale e mistica e non necessitavano di una conferma scientifica.

Ma in sostanza, di quali metodi parliamo? Un'azienda certificata come biodinamica sostanzialmente effettua agricoltura organica con l’aggiunta di alcune misure supplementari, tra cui i fatidici preparati e l’autosufficienza nella produzione del fertilizzante attraverso integrazione del bestiame e rotazione di colture

Le pratiche di agricoltura organica come i compostaggi aerobici, la policoltura e l’utilizzo di soluzioni minerali hanno effetti positivi sulla struttura del suolo, su flora e fauna in quanto aggiungono materia organica e riducono la compattazione dei suoli. La combinazione di pratiche organiche con il misticismo della biodinamica garantisce dunque a quest’ultima una parvenza di credibilità scientifica che forse non merita. I risultati positivi riportati dall’agricoltura biodinamica rispetto alla convenzionale nelle ricerche comparative sono frutto di test effettuati senza mai isolare l’effetto dei preparati biodinamici dalle pratiche organiche, con l’effetto di non sapere cosa faccia veramente la differenza.

 

E tra organico e biodinamico? Le poche ricerche scientifiche effettuate non hanno rilevato differenze nei risultati.

Che basti essere organici?

Share on Facebook
Share on Twitter
Please reload

Post in evidenza

Quando l'etichetta è pop. Quattro etichette creative (secondo noi)

February 6, 2019

1/10
Please reload

Post recenti
Please reload