La vendemmia degli altri: la Champagne alla resa dei conti

October 15, 2017

Poiché quasi tutto è stato detto sulla vendemmia italiana appena conclusa, proviamo a sbirciare su quella d’oltralpe, e nello specifico in Champagne, culla delle bollicine più amate al mondo.

 

Nella sua relazione annuale sull’andamento della vendemmia 2017, il Comitato interprofessionale del vino di Champagne ha confermato una perdita di germogli su tutto il territorio superiore al 20% a causa delle gelate primaverili, che i più attenti ricorderanno trasmesse su tutti i telegiornali. I fuochi accesi tra i filari, per intenderci.

 

L’area aveva però poi sperimentato un lungo e intenso periodo di sole e calore tra metà maggio e fine luglio che aveva garantito un buono stato di salute dei grappoli nonostante lo stress idrico. Agosto non è stato così clemente, invece. Temporali e grandine su un’uva già matura e il rischio di muffe hanno portato il Comitato a fissare le date di inizio vendemmia già dal 26 agosto e a permettere ai produttori di derogare alla resa consentita per l’anno (10.300kg/ha) tramite il ricorso alla riserva ad integrazione dei loro raccolti.

2017 quindi nella top 5 degli anni in cui la vendemmia è stata più precoce, insieme al 1950, 2003, 2007 e 2011.

Dieci giorni in anticipo sulla media dell'ultimo decennio per salvare un raccolto già maturo e in pericolo di muffe, ma non tutti gli operatori sono stati così solerti. Olivier Krug (sì, proprio Mr Krug) lamenta le continue recriminazioni dei vigneron che avrebbero voluto raccogliere prima, facendo emergere un mondo di rapporti di potere all’interno delle comunità di coltivatori. Chi fa la voce grossa ha la meglio, sostiene Mr Krug, e gli altri si adeguano. Vendemmie di fatto iniziate solo il 4 settembre per risparmiare sul lavoro d’ufficio (doppio cedolino, lavoro nel weekend e così via) necessario per gestire i lavoratori stagionali del comparto (oltre 120.000 in totale). Troppo presto, però, per valutare gli effetti sul prodotto finale.

 

Ma che raccolto è stato, alla fine? Promettente ma irregolare, secondo i professionisti del settore. Il tenore medio di alcol dei mosti, spesso superiore al 10%, abbinato ad una buona acidità totale promette un buon equilibrio, ma il giudizio deve essere sospeso fino alle prime degustazioni dei vini base.

Un’uva su tutte, lo Chardonnay. Un vero e proprio anno Chardonnay, come lo definisce Olivier Krug, con “grande” Chardonnay a Le Mesnil e “ottimo” Chardonnay ad Avize e nel sud, a Sézanne e a Vitry.

Ricordiamocelo quando assaggeremo il millesimo 2017!

 

 

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