Il Lagrein: vitigno antico dallo stile moderno

January 7, 2019

 

Mi piace pensare al lagrein come a un vecchio libro impolverato dimenticato sullo scaffale di una libreria che a un certo punto, per strane congiunzioni astrali, diventa un bestseller.

A lungo dimenticato e destinato a uso locale, oggi il Lagrein è considerato uno dei più grandi vitigni autoctoni dell’Alto Adige, conosciuto e apprezzato anche dai non addetti ai lavori.

Seppure la sua origine risulti ancora incerta, questo vitigno è storicamente legato all’Alto Adige: viene citato già nel XI secolo in un editto che fissa le norme della vendemmia riservate ai monaci del convento di Gries.

È proprio nella piana di Bolzano che il Lagrein trova il suo habitat ideale: terreni morenici, alluvionali profondi, ricchi di ghiaia e sabbia, qui le grandi escursioni termiche in inverno e le temperature più calde in estate permettono al Lagrein di sviluppare tutti i suoi aromi e di raggiungere una perfetta maturazione.

 

Con le moderne analisi del DNA, sono stati identificati due principali biotipi di Lagrein, che si distinguono per la diversa forma e dimensione del grappolo: il Lagrein a grappolo corto e il Lagrein a grappolo lungo.

Il biotipo a grappolo corto è più vigoroso di quello a grappolo lungo, ma è più sensibile all’acinellatura, con basse rese produttive, soprattutto quando le condizioni climatiche sono poco favorevoli.

Per anni oscurato dal primato dei grandi e profumatissimi vini bianchi altoatesini, il Lagrein era relegato alla semplice e beverina versione rosataKtretzer – consumata principalmente nelle osterie della regione.

Oggi, grazie alla ricerca e al lavoro dei produttori, ma anche in conseguenza di un cambiamento di gusto avvenuto sui mercati, le cose sono cambiate e il Lagrein vinificato in purezza e in rossoDunkel si è raffinato, ingentilito, ma soprattutto impreziosito.

Puntare sulla qualità significa spesso apportare grandi mutamenti: gli impianti moderni di Lagrein non sono più allevati a pergola, ma a contro spalliera con sesti d’impianto più fitti e produzioni molto inferiori per singolo ceppo rispetto al passato. È cambiato addirittura il disciplinare di produzione che denomina ora con il termine Lagrein solo il vino rosso, mentre per l’altro ricorre alla specifica Rosato/Kretzer.

Oggi le migliori interpretazioni di Lagrein Dunkel si presentano come vini di struttura piena, equilibrati, con tannini vigorosi, addolciti da un passaggio in botti di legno e una contenuta acidità. Il bouquet è ricco di note speziate e aromi di frutti di bosco, ciliegie e viole.

Si può trovare anche la versione Riserva, messa in commercio dopo minimo due anni di affinamento in botti di rovere.

L’abbinamento con la cucina altoatesina può sembrare scontato ma, come spesso accade, è tra i meglio riusciti: ottimo sulla selvaggina come il capriolo, magari arricchito da una salsa ai mirtilli o al ginepro; i Lagrein più invecchiati possono sostenere anche aromaticità più complesse come quelle dei funghi e l’affumicatura dello speck.

Il Lagrein Kretzer invece è ottimo sui tipici spätzle di spinaci, sui wurstel con i crauti, ma anche in abbinamento a pesci affumicati.

 

Il miglior modo per conoscere al meglio questo vitigno e questi vini è percorrere la weinstrasse, la strada del vino che si sviluppa tra i vigneti, disegnando percorsi naturalistici tra paesini, castelli e frutteti. Qui potrete assaggiare nelle tipiche vinerie e nei numerosi shop delle cantine a bordo strada i migliori Lagrein prodotti in Italia.

 

Approfondisci lo studio di altri vitigni autoctoni italiani: 

Vermentino Nero: un autoctono di confine

 

 

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