Le gemme del Mediterraneo e la viticoltura eroica

August 6, 2017

Questo articolo prende spunto da Il vino e il mare. Guida alla vite difficile delle piccole isole del giornalista Andrea Gabbrielli, lettura indicata per chi vuole approfondire la tradizione vitivinicola millenaria delle piccole isole del Mediterraneo.

Uno degli aspetti più osannati della nostra enologia è la grande biodiversità che caratterizza la produzione vitivinicola di ogni regione italiana. Una delle premesse che hanno portato alla formazione di una così numerosa varietà ampelografica, che ci rappresenta e contraddistingue, è la particolare posizione geografica dell’Italia: per millenni un ponte sul Mediterraneo, un centro di scambio di una grande varietà di prodotti agricoli e vitivinicoli.

L’odierna viticultura degli arcipelaghi del Mediterraneo può sicuramente essere annoverata tra le produzioni di nicchia più interessanti e variegate di tutta la nostra enologia: in alcuni casi si tratta di vere e proprie produzioni eroiche, che fronteggiano limiti naturali come il rovente sole del sud, i caldi venti e i ripidi declivi a picco sul mare, con tecniche e culture sviluppatesi in secoli di attività vitivinicola.

 

Tra le piccole isole più rinomate e conosciute per i suoi prodotti enologici c’è sicuramente l’estrema Pantelleria: la Perla del Mediterraneo, gioco di contrasti tra mare blu cobalto e terreni di roccia scura.

Un paesaggio lunare arricchito dalle rigide geometrie dei terrazzamenti colorati del verde dei capperi.

Il paesaggio pantesco è scolpito dai venti africani e dalla millenaria sensibilità produttiva dei contadini che sui terrazzamenti, spesso con pendenze estreme, allevano l’uva Zibibbo al di sotto del livello del suolo, in una larga conca per riparare la pianta e i suoi frutti dai venti di scirocco e di greco levante che soffiano con violenza sull’isola.

Produzione tanto caratteristica da ottenere la menzione da parte dell’Unesco a patrimonio dell’umanità.

Lo Zibibbo, o Moscato d’Alessandria, è stato introdotto a Pantelleria dagli arabi, come uva da tavola; qui ha trovato il suo habitat ideale ed ora, nella versione passito, è il protagonista indiscusso della produzione vitivinicola di qualità dell’isola di Pantelleria. Tra le tante etichette da provare sicuramente il pluripremiato “figlio del vento” Ben Rye di Donnafugata, ma anche l’avvolgente Sole d’Agosto Bukkuram di Marco De Bartoli.

Lasciamo la piccola Pantelleria e dirigiamoci alla volta delle sette sorelle del Mediterraneo, le isole Eolie: Salina, Lipari, Filicudi, Alicudi, Vulcano, Stromboli e Panarea, paesaggi di rara bellezza e, anche qui, di eccellente qualità enologica.

La Malvasia è la regina di questi luoghi, sapientemente valorizzata da produttori che hanno saputo investire sulle potenzialità di questi territori. La Palma d’oro sicuramente va ai vini di Carlo Hauner, che con la sua Malvasia dolce nella versione Riserva sconvolge sempre i nostri esigenti palati. Notevolissime anche le interpretazioni dolci e secche dell’azienda di Salina Tenuta di Capofaro.

Un altro arcipelago importante, ma forse poco conosciuto per la sua produzione di vino è quello delle isole toscane che vede l’isola d’Elba al centro della scena enologica, seguita dalle più piccole Giglio e Capraia.

 

Qui si coltivano principalmente, oltre all’onnipresente Vermentino, due varietà autoctone: l’Aleatico, uva a bacca rossa con cui si producono vini rossi passiti o interessanti vini rosati, e una varietà a bacca bianca, l’Ansonica. Ottima la produzione della Cantina Mazzarri con menzione d’onore al loro Aleatico passito.

Per gli amanti della tradizione enogastronomica partenopea, non possiamo non parlare delle isole del Golfo di Napoli: su tutte Ischia, anche perché Procida e Capri sono molto piccole ed estremamente sfruttate dal punto di vista turistico. Qui la tradizione vitivinicola ha origini millenarie, e fino ai primi del ‘900 la produzione fiorente trovava il suo sfogo commerciale nel capoluogo campano, Napoli. Purtroppo però un violento processo di urbanizzazione ha cambiato il paesaggio di questa bellissima isola: i vigneti circoscritti nei tipici muretti a secco, le parracine, sono stati progressivamente abbandonati in favore della rendita edilizia.

Poche aziende sono rimaste a testimonianza di questa antica tradizione vitivinicola, producendo vini di qualità con varietà autoctone come la Biancolella. Il Tenuta Frassitelli di Casa d’Ambra è sempre una certezza.

Poco più su, spostandoci verso il Lazio, incontriamo l’isola di Ponza, una piccola realtà produttiva, ma di antichissima tradizione: a Punta Fieno, piccolo lembo collinare a picco sul mare, tutt’ora rimasto incontaminato dal turismo di massa, si coltiva la vite da sempre, come testimoniano le antiche cantine scavate nel tufo. Oggi la produzione vitivinicola è in mano a pochissimi caparbi contadini che, nonostante le difficoltà di coltivare i vigneti inerpicati lungo una ripida mulattiera, portano avanti la riscoperta e la valorizzazione di un antico e quasi sconosciuto vino: il Fieno, blend di Biancolella e Forastera.

 

Le Antiche Cantine Migliaccio ce ne propongono una piacevole versione dalla tipica timbrica mediterranea.

Chiudiamo il nostro viaggio alla scoperta delle produzioni di eccellenza delle piccole isole del Mediterraneo, attraversando il Tirreno, fino a giungere sulla costa ovest della Sardegna, sull’isola di Sant’Antioco.

Qui si coltiva con eccezionali risultati il Carignano del Sulcis, uva a bacca nera presente in tutto il bacino del Mediterraneo, dalla Francia, soprattutto nella zona del Languedoc-Roussillon, alla Catologna in Spagna. A Sant’Antioco però il Carignano è da sempre coltivato su terreni sabbiosi i quali hanno costituito una barriera naturale all’attacco della fillossera: qui potete trovare viti a piede franco di oltre 100 anni di età.

 

Se siete in zona, arrostite un porceddu e stappate una bottiglia di Carignano del Sulcis della cantina Sardus Pater.

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