Prosecco made in Australia

November 23, 2017

Il Prosecco corre dietro ad una domanda che non molla, sia sul mercato italiano sia sul mercato estero.

Il Prosecco è un fenomeno mondiale: nel mondo delle bollicine rappresenta oggi il motore trainante dell’export di vino italiano (circa 5,6 miliardi di euro il valore), un brand easy, imitato e falsificato (l’italian sounding ha un valore di 60 miliardi nel mondo, ha ricordato recentemente Coldiretti). Seppur difeso da un marchio Ue, Doc e Conegliano Valdobbiadene e Asolo Docg, il successo del Prosecco fa gola ai produttori australiani, pronti a giocare la propria partita.

È dalla fine degli anni 90, che l’Australia produce Prosecco (utilizzando la denominazione delle uve), per iniziativa di italiani originari di Valdobbiadene trasferitisi nella terra dei canguri.

Oltre alla produzione, in Australia c’è un famoso percorso enoturistico legato al Prosecco.

E sì perchè una ventina di anni fa le uve erano denominate Prosecco e ciò consentiva, l’utilizzo fuori dal contesto geografico. Nel frattempo il Prosecco italiano è diventato un fenomeno mondiale. Ma anche il Prosecco australiano sta facendo faville. E gli Aussies non vogliono cedere. Così si è riaperto un dossier mai chiuso definitivamente dal 1999 in avanti, tra Ue, Italia ed Australia.

 

 

L’Australia vorrebbe puntare i piedi sia per le opportunità commerciali, sia soprattutto perché già oggi il Prosecco made in Australia origina vendite per 60 milioni di dollari. Il 50% del fatturato dipende dalle produzioni localizzate nella King Valley, situata nella regione nord orientale di Victoria, la prima ad aver importato e piantato la Glera (vitigno che dà origine al Prosecco).

 

Il pioniere è stato proprio un italiano, Otto Dal Zotto, originario di Valdobbiadene e proprietario insieme alla moglie Elena della Dal Zotto Wines, che nel 1999 impiantò le prime vigne a Prosecco, trovando in quella valle le condizioni climatiche eccellenti e ideali per produrre questa varietà di uva.

I produttori di vino australiani si stanno ancora una volta preparando per una battaglia sul diritto di usare il nome Prosecco. I bevitori di spumante potrebbero ricordare i bei vecchi tempi in cui c'era lo "champagne" australiano, ora un termine che può essere utilizzato solo per i prodotti provenienti da quella specifica regione della Francia.

 

 

L'Italia aveva già chiesto nel 2013 un intervento dell'Unione Europea, che a sua volta aveva inoltrato la richiesta al governo australiano, che non era intervenuto.

E così dopo quattro anni la situazione non è mutata. Oggi la partita si è riaccesa con le negoziazioni del trattato di libero scambio Ue-Australia (Fta, Free Trade Agreement) che dovrebbe porre fine alla diatriba. I produttori australiani sono pronti a passare all’attacco portando addirittura il Prosecco australiano in Italia e in Europa.

Ci vorrà ancora qualche anno di attesa (e di sopportazione paziente della visione di improbabili Australian Prosecco) ma il riconoscimento dell’esclusività nell’utilizzo del termine Prosecco per le produzioni ottenute nel rispetto del disciplinare della denominazione italiana dovrebbe alla fine arrivare.

 

Tra gli appuntamenti da fissare in agenda, vi ricordo il prossimo fine febbraio 2018,  il festival dedicato al Prosecco , il più popolare spumante al mondo: produttori, masterclass e degustazioni. La location? Non Valdobbiadene in Veneto o la cittadina di Prosecco in Friuli , ma lo Stato di Victoria, in Australia – dove si sono inventati anche un inedito Prosecco rosé.

 

 

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