Sebastian Stocker, addio al Kellermeister dei vini altoatesini

December 20, 2017

Sono passati esattamente tre anni dal giorno in cui feci visita a Sebastian Stocker: in uno dei miei viaggi per vigne e cantine ero proprio a Terlano (BZ), la patria di quelli che sono considerati tra i più grandi vini bianchi del mondo.

Ogni volta che ho visitato un'importante zona vitivinicola del mondo sono rimasta colpita da un particolare: la luce della Champagne, la terra nera dell'Etna, il mosaico di colori sulle colline di Barolo.

Il mio ricordo dell'Alto Adige è la caparbietà e le mani da artigiano di Sebastian Stocker.

 

Erano gli anni cinquanta quando Sebastian, all'epoca Kellermeister della cantina sociale di Terlano, ebbe un'intuizione straordinaria: provare a far invecchiare i vini bianchi prodotti in questa zona come allora si faceva solo per i grandi rossi.

 

Non era di certo il periodo in cui si pensava alla sperimentazione in cantina: la produzione doveva essere venduta tutta; soprattutto i vini bianchi, in Italia, erano pensati per essere consumati nel giro di un anno al massimo.

 

Ma non secondo Sebastian Stocker. Egli conosceva le infinite potenzialità dei vini bianchi prodotti a Terlano. Fu così che all'insaputa dell'azienda ogni anno Sebastian cominciò a nascondere in cantina alcune bottiglie di vino, per testarne l'evoluzione. 

Quando la cantina scoprì il segreto del Kellermeister, la dirigenza voleva licenziarlo, se non rompergli la testa, come diceva lui.

Poi però aprirono e assaggiarono queste bottiglie, capendo la vera natura dei loro vini: vini eterni da bere decenni e decenni dopo la vendemmia.

Sebastian Stocker aveva creato vini bianchi tra i più longevi al mondo, diventando un assoluto interprete di un terroir unico come quello di Terlano.


Sebastian Stocker rivoluzionò il concetto di enologia in Italia, creò un suo metodo che consiste nel lasciare sui lieviti il mosto/vino per lunghissime fermentazioni.


Negli anni '90 si propose una nuova sfida, quella di dedicarsi ai vini spumanti. Non nella grande e ormai affermata realtà della Cantina Terlano, bensì in proprio, nella cantina realizzata dietro casa sua, al 62 di Kirchgasse, la strada che costeggia la chiesa di Terlano. 

 

Qui abbiamo avuto il piacere di conoscere questo grande uomo: era intento a potare le viti che aveva intorno a casa e non aveva per questo molto tempo per ascoltarci.

 

Insieme a Sigmar, il figlio, abbiamo fatto un breve giro nella cantina, sobria e spartana così come era Sebastian. Lui ci raggiunse, e quando seppe che venivamo da Roma ci raccontò dei suoi anni nella Capitale, durante la guerra; e poi via, con il suo maggiolino Volkswagen a prendere la moglie giù in paese.

E noi che volevamo parlare di vino...

 

Dopo una veloce degustazione dei loro vini, in una stanzetta dietro il magazzino adibita a sala degustazione, stavamo per andar via, quando fummo colpiti da un messale tardo ottocentesco aperto sul tavolo su un’illustrazione della Natività, a mo’ di presepe.

 

Sigmar e Sebastian rimasero talmente colpiti dal fatto che potevamo tradurlo dal latino che, in preda all'euforia, per ringraziarci iniziarono a stappare bottiglie di annate storiche. 
 

Passammo tre ore a bere, a ricordare e a raccontare.

 

Completamente innamorati ormai di quei luoghi e di quei vini e decisamente brilli, lasciammo casa Stocker; con un ricordo indelebile di questo grande personaggio che ha fatto la storia del vino di Terlano.

 

 

 

 

 

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