Valpolicella Ripasso: il baby Amarone conquista i mercati internazionali

November 9, 2017

Il Valpolicella Ripasso, cugino del più blasonato Amarone, ha visto, in questi ultimi anni, un incremento esponenziale nel gradimento presso i consumatori. Il legame tra questi due vini è molto forte: non solo sono fatti con le migliori uve di corvina, corvinone ed altre varietà autoctone come rondinella, molinara, dindarella, oseleta; ma la produzione del Valpolicella Ripasso è direttamente legata a quella dell’Amarone.

Il metodo Ripasso, è una pratica antica che consisteva nel “ri-passare”, quindi mettere in contatto, il vino Valpolicella con le vinacce dell'Amarone o del Recioto: nessuna lunga macerazione, solo un... ripasso, appunto.

 

In seguito, si capì che un contatto prolungato (circa 15-20 giorni) con le vinacce ancora piene di succo, zuccheri e lieviti dei vini rossi appassiti portava all’innesco di una seconda fermentazione, e quindi ad un arricchimento del vino in colore, struttura, tannini, glicerina, profumi.

 

Al termine del procedimento, che include anche un passaggio in legno, il vino acquisisce un colore più intenso, una struttura più robusta, maggiore rotondità e un più elevato valore in estratto.

Un vino avvolgente e aristocratico

Molte sono le versioni del Valpolicella Ripasso che si trovano in commercio. Oggi i produttori hanno la possibilità di modulare la scelta delle vinacce su cui effettuare il ripasso, il tempo di contatto sulle vinacce, la percentuale di uve da ripassare e la scelta nell'aggiungere o meno anche una piccola quantità di uve totalmente appassite, e ottenere così un vino poliedrico e unico.

I profumi di questo vino sono ampi, con ricordi di amarene sotto spirito, prugne secche, pot-pourri di fiori secchi, sottobosco, chiodi di garofano, rovere pregiato, cannella e radice di liquirizia. Un vino avvolgente e aristocratico.

 

In bocca mostra una notevole intensità gustativa, concentrazione, una texture tannica setosa e vellutata, un’acidità molto dinamica e un calibrato calore alcolico.

Se l'Amarone continua ad essere una specie di icona dell'enologia italiana nel mondo, attualmente il Valpolicella Ripasso riscuote i maggiori successi commerciali: circa 26 milioni di bottiglie l’anno vendute e un ottimo rapporto qualità/prezzo. In parte per un fenomeno di "moda", il vino Ripasso o il “baby Amarone”, come spesso viene chiamato in paesi come Canada, Russia, Europa settentrionale, Stati Uniti e Cina, rappresenta il driver degli altri vini della Valpolicella dove l'Amarone resta il prodotto di lusso per le occasioni speciali.

Il Ripasso ci ricorda molto una storia di “buon senso contadino”, di economia contro spreco

Nonostante sia una tecnica molto antica, che da secoli i produttori della Valpolicella usano, il termine “Ripasso” è entrato nel disciplinare del vino abbastanza di recente e sempre solo di recente il Valpolicella Ripasso è diventato una DOC. Con il nuovo disciplinare del Valpolicella Ripasso, le modifiche più significative sono l’utilizzo di solo Valpolicella Superiore, ottenuto da uve con migliori requisiti qualitativi rispetto al base, ed una serie di modifiche nel segno di un miglioramento qualitativo, sia nel vigneto, sia in cantina, con l’obiettivo di innalzare e uniformare la qualità verso l’alto. Le vinacce utilizzate dovranno includere una frazione liquida di vino atto a divenire Amarone o Recioto compresa tra il 10% e il 15% rispetto al totale di vino Valpolicella da ripassare. Le vinacce dovranno avere un residuo zuccherino minimo di almeno 10 g/L e l'operazione di ripasso dovrà avere una durata minima di tre giorni.

 

Il Ripasso ci ricorda molto una storia di “buon senso contadino”, di economia contro spreco. Il Ripasso nasce così dalla volontà di non “sprecare” ciò di cui rimanevano intrise le vinacce del Recioto una volta svinato il vino: aromi complessi, alcol, zuccheri e tannini, un frutto tanto prezioso che era un vero peccato buttar via!

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