Vitigni autoctoni: il Fumin

September 27, 2017

Noi italiani si sa, siamo dei fan scatenati di tutto ciò che è autoctono, di tutte le tradizioni regionali, delle microproduzioni purché legate da una bella storia ad un territorio, di vitigni sconosciuti che diventino simbolo di un'unicità nazionale.

 

E in effetti, non c'è un altro Paese al mondo a poter vantare la nostra grandissima varietà ampelografica. Con questa rubrica vogliamo raccontare di piccole perle enologiche spesso poco conosciute.

Partiamo dall'estremo nord ovest, dalla Val d'Aosta con il suo Fumin.

 

 

Il Fumin è un vitigno a bacca rossa autoctono della Val d’Aosta che negli ultimi anni sta destando particolare attenzione negli appassionati anche grazie alla Doc ad esso dedicata: la Doc Val d’Aosta Fumin. 

 

Le prime notizie storiche che parlano di questo vitigno sono abbastanza recenti, risalgono al 1838 e sono ad opera di Lorenzo Gatti che lo descrive nel Saggio sulle viti e sui vini della Valle d’Aosta come un vitigno autoctono con grappoli medio piccoli a forma piramidale, con acini di piccole dimensioni e bucce coriacee e pruinose. 

 

 

Ci sono varie teorie sull’origine del nome Fumin: c’è chi vuole che questo derivi dal caratteristico profilo aromatico che vira spesso su toni fumé; c’è chi lo fa risalire al colore grigio fumo dei suoi acini ricchi di pruina. 

 

Tempo addietro il vitigno Fumin veniva utilizzato principalmente per dare colore e acidità ai vini meno strutturati, mentre più recentemente viene vinificato in purezza ottenendo ottimi risultati. Il suo successo si deve a padre Costantino Charrère, il primo che lo vinificò da solo nel 1970. 

Nel passato i vigneti in Valle d’Aosta venivano generalmente impiantati con un assortimento di vitigni autoctoni caratterizzati dalla loro predisposizione all'altitudine, e il concetto di un vino proveniente da un’unica varietà era pressoché sconosciuto. 

Il Fumin è un vitigno molto sensibile alle variazioni del microclima, il che comporta che i siti delle vigne debbano venire selezionati con estrema cura per ottenere i risultati voluti. 

Con questa nuova tendenza a rivalutare l'uva Fumin, l’estensione territoriale dei suoi vigneti è in espansione: da Saint-Vincent a Villeneuve, specialmente sulla riva sinistra della Dora Baltea fino ad arrivare a quote di 600-650 metri. Inoltre viene coltivato in vecchie vigne a Aymavilles insieme al Petit Rouge, altro noto vitigno valdostano.  

I vini a base Fumin si caratterizzano per i loro colori intensi e compatti; al naso esprimono un bouquet aromatico con note erbacee e speziate, in continua evoluzione. All'assaggio risulta corposo, ricco e intrigante, sempre dotato di acidità, secco e austero. Il Fumin nelle sue migliori espressioni ci regala vini che invecchiano molto bene, tanto da non essere consigliato in giovinezza, dove risulta troppo spigoloso. Un affinamento in rovere invece ne ammorbidisce le qualità rendendolo elegante e appetibile dopo qualche anno. 

 

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