Whisky o Whiskey? Seconda parte

January 28, 2018

Continuiamo il nostro approfondimento sul Whisky parlando di quello più famoso e forse più apprezzato al mondo: lo Scotch.

 

Nel primo capitolo, quello dedicato all’Irish Whiskey, abbiamo elencato le differenze sostanziali tra questi due grandi prodotti: partendo dalla grafia fino ad arrivare alle diverse tradizioni produttive che testimoniano le diverse concezioni di questo distillato di cereali proprie dei due popoli.

 

Pur non riuscendo a stabilire chi e quando abbia prodotto per primo Whisky, vediamo come oggi il prodotto scozzese sia riuscito ad affermarsi sui mercati internazionali e sia riuscito a diventare il simbolo nel mondo di questa nazione.

Lo Scotch Whisky

 

La Scozia è un paese affascinante con un clima imprevedibile, caratterizzata nell'immaginario comune dalle coste rocciose spazzate del vento e dalle piogge continue: possiamo affermare che il whisky è un prodotto territoriale, che legge, interpreta e ricalca fedelmente il clima e il carattere della gente scozzese.

 

E infatti in Scozia, più che in ogni altro Paese produttore di whisky, il legame con il territorio è estremamente marcato; ciò rende gli Scotch, soprattutto i Single Malt, prodotti facilmente riconoscibili dagli intenditori.

Single Malt e Blended

 

Prima di parlare di territori è però necessario capire la differenza tra un Single Malt e un Blended Whisky.

Il whisky si divide in due grandi categorie: il whisky di puro malto, che sarà definito in etichetta Single Malt Scotch Whisky; viene prodotto con solo malto e acqua, viene distillato in modo discontinuo e invecchiato per un minimo di tre anni in botti con una capienza inferiore ai 700 litri, ma soprattutto il cui malto proviene da un’unica distilleria.

 

Il Blended Scotch Whisky è invece un insieme di prodotti provenienti da diverse distillerie: può essere prodotto non solo con malto d’orzo ma anche con altri cereali e con distillazione in alambicchi continui.

 

In realtà esistono anche altre tipologie di Scotch Whisky, ad esempio quelli che un tempo erano chiamati Vatted Malt, dicitura che in tempi recenti è stata sostituita da Blended Malt Scotch Whisky, ossia pregiati Blended ottenuti dall’unione di vari Single Malt; oppure i Single Grain Scotch Whisky e i Blended Grain Scotch Whisky.

 

Contrariamente a quanto si possa pensare, sebbene il Single Malt sia sicuramente un prodotto d’eccellenza rappresentativo della distilleria, i Blended rimangono ancora a oggi i whisky più venduti al mondo e a loro dobbiamo il successo planetario di questo distillato.

Inoltre, nel momento in cui includono cospicue dosi di Single Malt, sono spesso prodotti di grande qualità; si afferma infatti in Scozia che la distillazione è una scienza, mentre il blending è un’arte: la capacità di unire whisky di primissima qualità e non, ciascuno con il suo profumo e aroma per ottenere un insieme migliore è una dote della quale solo i grandi distillatori si possono vantare.

 

I territori dello Scotch Whisky: Highlands, Speyside, Islay, Skye, Lowlands e Campbeltown

 

I territori vocati per la produzione di Scotch Whisky sono rintracciabili in 4 macro aree: la zona delle Highlands, forse la più importante con una propria sottozona, quella dello Speyside; la zona delle Islands, con le isole di Islay e Skye; la zona delle Lowlands; e infine un vero e proprio cru: la città di Campbeltown.

 

Le Highlands e lo Speyside

 

La zona delle Highlands è caratterizzata da prodotti estremamente armonici e altamente rappresentativi del distillato scozzese: i malti qui prodotti sono ricchi di aromi e i whisky con il leggero sentore di torba acquistano in eleganza grazie a sapienti invecchiamenti in botti di Sherry, Porto o Bourbon.

 

Ovviamente trovare caratteristiche comuni negli Scotch prodotti in questa vasta area, la più grande tra le zone produttive scozzesi, non è semplice.

Dalla fertile costa orientale all’aspro west, questa zona vanta una ricca varietà di distillerie, ognuna con il proprio stile; da quelli leggeri con spiccate note vegetali a quelli più robusti e sherried.

 

Questi whisky si rifiutano di essere incasellati!

 

Lo Speyside, area così denominata dal nome del fiume che la attraversa, lungo il quale sono ubicate le distillerie più prestigiose con i malti migliori di Scozia, è considerata una sottozona di particolare pregio: siamo nella parte settentrionale delle Highlands, dove si produce più del 60% del Single Malt scozzese. Questa zona è entrata nel disciplinare di produzione del whisky solo a partire dal 2009.

 

Se vogliamo trovare un tratto distintivo dei Single Malt qui prodotti, possiamo dire che in generale questi whisky appartengono a due “squadre”: quella dei cosiddetti lunchtime whisky, i chiari, leggeri e vegetali whisky come i Glenlivet; l’altra invece può schierare i whisky più ricchi, dolci, con le tipiche note di Sherry, come i Macallan.

 

Le isole: Islay e Skye

 

Ci sono circa 800 isole sparse al largo della costa merlata della Scozia, di cui solo poche sono abitate e meno ancora hanno una distilleria.

 

Escludendo la zona molto attiva nella produzione di whisky dell’isola di Islay, le isole di Arran, Mull, Jura, Skye, Lewis e Orkney ospitano un eclettico mix di stili, dagli agrumi chiari agli aromi di erica propri dei distillati delle Orcadi.

 

Generalizzando potremmo però dire che la zona delle isole, con particolare attenzione alle due più importanti, quelle di Islay e di Skye, vanta molte distillerie in riva al mare, con whisky dai pungenti aromi di torba e dalle tipiche sensazioni iodate.

 

Campbeltown

 

Campbeltown è considerata una città con lo stato di cru; alla fine del diciannovesimo secolo era una fiorente area produttiva, con molte distillerie attive che sfruttavano un grande giacimento di torba, ormai quasi esaurito.

I malti di Campbeltown rappresentano una sorta di sintesi fra l’eleganza delle Highlands e i sentori pungenti delle Isole.

 

Oggi in questo piccolo insediamento lungo la penisola di Kintyre rimangono solo tre distillerie attive, che producono whisky dalle distintive note fumose, erbacee, di frutta secca, vaniglia e toffee; i profumi di questi whisky sono sempre affumicati e intensi ma in misura minore rispetto a quelli delle isole.

 

Lowlands

 

Le Lowlands, le cosiddette “terre basse”, sono i territori al confine con l’Inghilterra; lo stile di questi whisky ricorda molto quello dei cugini irlandesi (di cui abbiamo parlato qui): distillati rotondi e morbidi, spesso distillati con una parte di orzo non maltato; questa più che altre è soprattutto la patria dei Blended.

 

Oggi in quest’area si produce circa il 5% del Single Malt scozzese: questi whisky sono facili da bere, caratterizzati da uno stile ammiccante, che ha ancora molti ammiratori ed è giocato sui sentori tipici del malto, come frutta secca e note dolci di cuoio e tabacco.

Ovviamente definire lo stile delle varie zone di produzione attraverso pochi semplici caratteri distintivi rappresenta una semplificazione e come tale va usata con cautela e attenzione.

 

Oggi più che mai il carattere di ogni Single Malt non è solo legato al territorio e alla sua tradizione produttiva, ma soprattutto allo stile che le singole distillerie decidono di adottare.

 

Con questo approfondimento abbiamo voluto perciò utilizzare il legame con il territorio come un efficace strumento orientativo, che vi dia la possibilità di creare un’associazione mentale grazie alla quale possiate riuscire a bere un whisky dalle spiccate note iodate, mentre immaginate di vedere il mare di Islay, sentendone l’impetuoso rombo.

Nel prossimo post lasceremo questa sponda dell’Atlantico, per arrivare fino al Nuovo Mondo e all’Impero del Sol Levante.

 

Per leggere la prima parte di questo approfondimento sul Whisky clicca qui >>

Share on Facebook
Share on Twitter
Please reload

Post in evidenza

Quando l'etichetta è pop. Quattro etichette creative (secondo noi)

February 6, 2019

1/10
Please reload

Post recenti