Autoctono è chi l’autoctono fa: il primitivo tra Manduria e Gioia del Colle

March 21, 2019

Arduo immaginare un’uva più pugliese del primitivo, non solo per gli oltre 10mila ettari vitati, ma anche per quegli echi di una cultura contadina che ancora oggi ha nel primitivo la sua bevanda d’elezione.

Perché il primitivo, anche se ingentilito e imborghesito dai nuovi eroi dell’enologia moderna, è pur sempre quel vino che i meno giovani si aspettano che colori il bicchiere in modo indelebile “… perché altrimenti non è vero primitivo”.

 

 

Eppure, nonostante tutto, non è un’uva italiana. Che sia parente dell’esotico zinfandel è cosa nota, che sia di origine croata forse un po’ meno. Il suo nome di battesimo è crljenak kaštelansky, immigrata anche lei da Spalato, dall’altra sponda dell’Adriatico, sebbene non sia nota l’epoca del suo arrivo in Puglia. Potrebbero essere stati gli Illiri che abitavano la penisola balcanica al tempo dei Romani o, in tempi più recenti, i mercanti di Venezia ad importare il vitigno.

 

La pianta cresceva, fioriva e maturava prima delle altre, quindi nel ‘700 monsignor Indelicati, sacerdote di Gioia del Colle, trovò naturale chiamarla primitivo. La sua coltivazione si diffuse sempre più a sud, nel tarantino e in parte nel leccese, generando la produzione di vini fortemente caratterizzati e distintivi della regione.

Nonostante sia delicato e difficile da coltivare e soffra la siccità prolungata, l’umidità e le gelate primaverili, il primitivo ha trovato in Puglia e nell’alto Salento il suo habitat. Calore, fertilità del terreno e acini ricchi di zucchero hanno permesso di ottenere negli anni vini con alto titolo alcolometrico con cui rinforzare, spesso, produzioni settentrionali ed estere.

 

Denso, strutturato e ricco di alcol, il primitivo ha sentori caratteristici di viole, ciliegie mature, more, prugne e di frutta scura sotto spirito, di confettura di frutti di bosco con ricordi di cacao e tabacco, liquirizia e pepe nero. Ma il primitivo sa essere molto meno opulento di così, e all’occorrenza, nelle sue versioni migliori ha l’eleganza del frutto meno maturo e una dose di freschezza che si sprigiona da piacevoli note erbacee.

 

Nelle versioni più giovani, il colore è spesso rubino o violaceo, con una trama impenetrabile che si infittisce ancor di più quando il vino ha qualche anno alle spalle e fa mostra di un intenso colore granato. All’assaggio il primitivo è morbido, robusto, caldo e tannico, con un ritorno delle note fruttate percepite al naso.

Anche il primitivo ha però i suoi terroir: Manduria e Gioia del Colle, dove terreni e climi favoriscono due stili distinti del vino.

Sul primitivo di Manduria già tanto è stato detto. Vitigno più diffuso nella provincia di Taranto, negli anni venti ha sconvolto il paesaggio agricolo, diventandone padrone indiscusso. Non solo Manduria quindi, ma anche Lizzano, Maruggio e Sava, per citare alcuni comuni del comprensorio. Pianure soprattutto, e poche dolci colline. Manduria, nelle Murge tarantine, si presenta agli occhi del visitatore come una grande distesa di alberelli di primitivo su terre rosse argillose e sabbiose che parlano di sud.

 

Il suolo è fertile, vicino al mare e il clima mediterraneo beneficia di costanti escursioni termiche. Vini alcolici, morbidi, tannici e robusti destinati, per loro natura, a mostrare muscoli, dolce speziatura ed un frutto troppo ricco, ai quali un utilizzo sapiente e mai eccessivo del legno non può che far bene. Un invecchiamento fatto con stile e grazia può ingentilire un estratto importante affinché note fresche di erbe aromatiche e sentori minerali possano emergere.

Su un altopiano carsico, Gioia del Colle coltiva il suo, di primitivo. Il clima è mediterraneo e fresco e i suoli sono rossi, magri, calcarei e ricchi di minerali, coperti dalla pietra bianca frantumata della Murgia che riflette i raggi del sole, amplificando l’esposizione delle vigne e mantenendo fresche le radici delle viti. I vigneti, in media collina, sono soggetti a notevoli escursioni termiche e sono esposti a una particolare ventilazione.

 

Gioia del Colle è più in alto di Manduria, ha un clima caratterizzato da temperature annuali più basse e da suoli più calcarei, per cui i suoi vini sono generalmente più freschi, verticali, minerali e meno potenti, con una struttura tannica più fine rispetto a quelli di Manduria.

Due stili riconoscibili, dunque, anche a nasi e bocche poco esperti e una raccomandazione, quella di non chiamarlo solo primitivo.

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