Il Carnevale: la festa giusta per gli amanti del vino

Il Carnevale è la “festa delle feste”.

Già migliaia di anni fa in questo periodo dell’anno ci si lasciava andare a grandi banchetti e bevute.

Nell’antica Roma infatti, in occasione dei Lupercalia, gruppi di uomini mascherati da animali percorrevano la città ebbri, incitando simbolicamente le donne per propiziarne la fertilità. Le classi sociali si annullavano e le funzioni spesso erano ribaltate.

Il vino, distribuito in grandi quantità, rappresentava allora il mezzo migliore per abbandonarsi al caos festoso dei rituali di Febbraio. Il fine ultimo era la purificazione, l’unione tra gli uomini e la comunicazione con gli dei.

Massimo Donà, filosofo contemporaneo e autore de La filosofia del vino, scrive:

“quel primo "assaggiatore" (di uva fermentata n.d.r) dovette sentire che il succo si era radicalmente trasformato provocando una condizione strana, e certamente piacevole, rendendo il cervello perspicace, vivo, inventivo, pieno di forme agili, ardenti e dilettevoli"

Bere il vino significava stare insieme vivendo una condizione piacevolmente alterata, condividere uno stato speciale ed unico di gioia, partecipando al rito collettivo del Simposio, festeggiare insieme la vicinanza tra vivi, morti e divinità. Così anche nel Carnevale Sardo, nel quale indossare una maschera significa addirittura trasformarsi nella divinità.

Bandite nel Medioevo, per poi essere di nuovo istituite, le antiche feste pagane vennero chiamate feste di pazzia - fasnachat o fesenach - solo in seguito vennero denominate Carnevale.

Etimologia forse da ritrovare nei carri usati negli antichi rituali, ancora oggi utilizzati nelle tipiche sfilate delle feste popolari, come il Carnevale di Ronciglione, di Viareggio, di Putignano.


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