Riti di stagione: il Novello

November 5, 2017

Rosso brillante o porpora intenso, con chiari ed evidenti riflessi violacei, aroma fruttato, intenso e persistente di lampone, fragola, uva, cannella e banana. In bocca dolci frutti di bosco, ciliegia e freschezza talvolta effervescente. Nessuna astringenza. Carattere schietto e temperamento vivace. Giovane, anzi giovanissimo.

 

Il vino Novello è tornato, come in ogni autunno che si rispetti. Così, mentre nelle zone più alte della nostra penisola la vendemmia non è ancora conclusa, il Novello già stappa le prime bottiglie della nuova annata.

Una produzione, quella del Novello, iniziata in Italia negli anni settanta, sulla scia dell’intuizione francese di insufflare anidride carbonica ai grappoli d’uva da tavola appena raccolti per poterla conservare a lungo. Ahimè! L’uva divenne gassosa e frizzante, ma l’errore venne immediatamente sfruttato dai vignaioli del Beaujolais che, stanchi di essere il fanalino di coda della Borgogna da bere, lanciarono sul mercato un vino leggero e piacevole a base di uve Gamay, ottenuto con una nuova modalità di vinificazione: la macerazione carbonica.

Una fermentazione molto breve indotta in ambiente saturato con CO2.

Un’operazione di marketing, probabilmente, finalizzata a generare utili immediati e smaltire vini delle vecchie annate, ma che di fatto si è trasformata in un fenomeno mondiale, travalicando i confini del piccolo territorio a nord di Lione. Al grido di “le Beaujolais nouveau est arrivé” il 15 novembre di ogni anno la Francia rinnova un rito ormai consolidato, ma dal carattere sempre più internazionale.

 

Anche noi ne abbiamo uno, di rituale, e si è appena consumato, senza striscioni o comitati di benvenuto. Il 30 ottobre il vino meno amato dai sommelier ha fatto capolino sugli scaffali delle enoteche ma, soprattutto, della grande distribuzione, di cui movimenta il 10% delle vendite di vino, pari a circa 2 milioni di bottiglie. La sua etichetta: vino DOP o IGP, tranquillo o frizzante, prodotto ormai su tutta la penisola, con qualsiasi uva autoctona o meno, con una gradazione alcolica minima di 11%. Vietato usare vini di annate precedenti e almeno il 40% del prodotto finito deve aver subito macerazione carbonica.

Pare gli sia stato dedicato anche un bicchiere, e non è quello da osteria.

Da bere entro 6-12 mesi, tanto non può invecchiare.

Perché berlo? Perché a novembre ci sono le castagne.

 

 

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